Un po’ di te, un po’ di lui

Ho guardato tutto di te. Ho provato a non perdermi nemmeno un secondo, un dettaglio, una mossa.

Ho aspettato che i tuoi capelli sbucassero da quella canotta rossa, un parto di tessuto.

Il tuo numero 64, che non lego a nessun ricordo e quindi diventa speciale perché solo tuo.

Ho strozzato i nodi che tu hai lasciato molli in cima quelle scarpe così alte che non ci credo che sono le più comode del mondo.

Ho catturato il tuo sorriso mentre il parquet fischiava sotto i tuoi passi veloci, perché ci provi gusto a correre più veloce dei maschi.

Ho trovato la tua soddisfazione quando sotto la mano ritrovavi ogni rimbalzo, perché all’inizio la palla andava dove voleva lei.

Ho visto i tuoi occhi diventare lupi per vincere un contrasto.

Poi ad un certo punto sei tu che hai cercato il mio sguardo in tribuna. Eri felice e quasi incredula per il canestro che hai fatto.

Ecco, in quel momento ho trovato la definizione di felicità.

Perché facevo la stessa cosa pure io, cercavo lo sguardo del mio papà.

E il suo c’era sempre.

Io non so se sono così bravo, però ho fatto come faceva lui.

Ho annuito e ti ho incitato con un gesto della mano, forse con il solo pollice tirato su.

Lui faceva così e mi sentivo il giocatore più forte del mondo.

In quel momento, mentre mi guardavi, mi sono accorto di quello che sono.

Un po’ lui e un po’ te.

papaconl

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