Tu quoque (brutto) figlio mio: la congiura dei pargoli

Quando sono bravi, non si ammalano e giocano assieme sul tappeto, nasce dolce una domanda mentre altrettanto dolcemente abbracci Lei sul divano.

Come facevamo quando non c’erano i bambini?

Per non rovinare il (raro) momento di serenità, rispondi non lo so, e, dato che sei in vena, chiosi con un avventuroso amore mio.

Invece tu lo ricordi bene come si faceva.

Prima c’erano i manicaretti e adesso le cene con fusione a freddo degli ingredienti (per lo più tonno, fagioli, uova).

Prima c’era ‘domani sera esco’, ‘certo-con chi vai – divertiti’, e adesso ‘tu-non-vai-da-nessuna-parte’ (dato che non hai dato almeno una settimana di preavviso).

Prima c’era la doccia a qualsiasi ora del giorno e della notte, adesso hai sette minuti, prima di cena, per far tutto.

Prima chiamavi il parrucchiere e chiedevi quando aveva posto, adesso chiedi espressamente il mercoledì dalle 18.15 alle 18.45 e ti raccomandi della puntualità.

Prima era ‘ho prenotato per un week end alle Conero’, adesso devi informarti se hanno il lettino, se il ristorante ha il seggiolone, se ci sono spiagge con la sabbia ed attrezzate per i bambini.

E si potrebbe continuare ancora. Insomma è cambiato tutto.

Ci sono momenti in cui davvero ti senti vittima di una congiura.

Succede spesso con Viò.

Mamma, papà ha detto una parolaccia.

Tempo tre secondi e te la ritrovi di fronte infuriata, mentre tua figlia, di dietro, ghigna soddisfatta.

Le ho detto di spogliarsi per fare la doccia, ma non mi ha dato retta.

Ti sembra un buon motivo per dire parolacce?

A questo punto, in genere, ti difendi dicendo che non era una parolaccia.

Lei andrà a fondo e interrogherà la bambina.

Cosa ha detto papà?

Tu la guardi negli occhi, sperando che, mossa da compassione e ormai sazia di vendetta, non infierisca. Abbassa lo sguardo.

Ha detto cazzo.

Dovresti dire ‘hai ragione-scusa-ho sbagliato’.

E invece inanelli una serie interminabile di nefandezze comunicative, tipo ‘le dici spesso anche tu’, ‘era un momento di nervoso’, ‘meglio una parolaccia che uno schiaffo’, ‘cazzo c’è anche sul dizionario’, ‘ha capito male, ho detto razzo’.

Lei esplode e ti dice che non devi metterti al suo livello, che sei tu il genitore, che non hai autorevolezza.

Allora provi a ricordarle quando tre giorni prima aveva sculacciato la bimba perché voleva andare a scuola senza grembiule. Quella era una questione di principio.

Succede anche con Fil.

È stato buono tutto il giorno, poi Lei torna a casa e inizia piangere, a voler stare solo con lei, a non considerarti più.

Possibile che non voglia stare con te? Possibile che debba averlo sempre attaccato alle caviglie?

Ribatti che è stato un angelo, che non l’ha mai cercata, che avete giocato.

Perché spesso i bambini per qualche strano motivo sono più bravi quando c’è solo un genitore.

Guarda che succede anche quando non ci sei. E lo so bene, dato che non ci sei mai.

Enola Gay in volo, missile sganciato.

papaconl

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