Se senti un fischio

Se senti un fischio sono io.

No, non ti sto chiamando perché tanto non torni.

Se senti un fischio sono io che sto facendo fatica, come un treno a vapore che scala una salita ripida.

Solo che ho poco carbone e un grosso carico. Ed è notte.

Se senti un fischio è quel nodo di lacrime e non detti, di tempo perso e rubato che oscilla tra la pancia e lo sterno.

Un grumo che non mi fa respirare bene.

Se senti un fischio non sei tu che mi chiami dal balcone perché è pronta la cena e di giocare a calcio è ora di farla finita perché è quasi buio.

Come cambia il colore del buio.

Se senti un fischio è il rumore delle mie risate che ti sei portato via una notte di metà maggio.

Se senti un fischio è il fruscio dei giorni che sono scivolati via durante il tuo ultimo anno.

Sì, ti sono stato accanto ogni giorno ma non ho fatto il mio dovere.

Il mio dovere era di provare a sorridere lo stesso pensando a quanto mi hai dato in quell’ultimo anno.

Io ti vedevo morire e tu mi parlavi della vita.

Io pensavo che non ti avrei rivisto e tu mi dicevi che non ci si arrende mai.

Se senti un fischio è l’ultimo respiro che ti ho tolto dai polmoni stringendo il tuo corpo ancora caldo e supplicando di non andare via, di restare ancora un po’.

Se senti un fischio è la terra che calpesto con forza, la terra che dovrebbe custodirti ma che io non ci credo che se là sotto.

Se senti un fischio sono io che provo a sorridere ma per ora proprio non ce la faccio.

papaconl

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