Quo milf: parliamo di sesso, tanto non si fa

Tuo padre ti aveva avvisato: approfittane finché non arrivano i figli.

Ma no, gli dicevi.

E ne eri convinto perché da fidanzati anche la corsa in ascensore poteva scombussolare l’ormone.

Va bene, durante la convivenza (tolti i primi anni) la media si era un po’ abbassata ma surfavi quel sano senso di onnipotenza che ti dava il ‘trombo-quando-voglio’.

Ma anche dove voglio.

Letto? Letto sia. Divano? Divano sia.

Dal divano al letto e ritorno? Perfetto, occhio solo a non inciampare.

Vuoi gridare? Sfogati pure. È notte fonda? Fregatene, domani si dorme.

Poi arrivano gli invasori con il ciuccio.

Il divano no, metti che ci vedono.

Non gridare che si svegliano i pupi.

Fa’ in fretta che è tardi.

Fermati che ho sentito piangere.

Sono i vicini.

Perché piangono a quest’ora.

Chissenefrega.

Giusto, ricominciamo.

E poi c’è la quotidianità che uccide.

Cambia il pannolino, prepara le pappe, disinnesca la frigna, pulisci il pavimento, prendili da scuola, portali in palestra. Colazione, pranzo, cena. Spesa.

Cosa si mangia stasera?

Domanda sbagliata.

Possibile che devo fare tutto io.

Risposta inoppugnabile.

Quel ‘tutto io’ significa che ‘se non fai nulla non puoi pretendere di averla’.

Chi non lavora non fa l’amore, diceva il tale

Provi con i complimenti. Non attacca.

Olio di gomito e glassex.

Dai la polvere, sposti i mobili, fai il cambio armadio.

Il tutto per provare a conquistarti almeno una sveltina in cucina.

Arriva sera. Sei uno straccio.

Lei ti guarda sbilenca.

Tu ricambi sguercio.

Lei preoccupata ti dice ‘non-volevi-trombare-vero?’

No, ho mal di testa.

papaconl

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