Messi o non Messi? Aspettative calcistiche di un padre (amabilmente) fanatico

Con tua figlia ci hai provato da subito. Le hai comprato una palla al secondo giorno di vita, l’hai portata allo stadio, le hai parlato della Mano de Dios. Anche per dimostrare che per te, davvero, non esistono differenze di genere.

E lei come ti ripaga? Con sbadigli, noia e un amore sfrenato per la break dance.

Nasce il maschietto. La tentazione di comprargli un completino della tua squadra del cuore è altissima. La selezioni e la metti nel carrello virtuale. Basta un click.

Alla fine decidi di desistere, però. Lo fai solo per non sembrare il solito fanatico del pallone.

E per depistare tutti, vi regalate la maglietta con la scritta ridicola ‘sono uguale al mio papà’.

Il tuo migliore amico, in segreto, ti dice di invidiarti un po’ perché almeno tu hai una speranza, mentre lui no, perché ha due figlie femmine.

Ricacci l’idea giù nel cesso del super Io, e ironizzi che sarà Violante a giocare a calcio e Filippo farà il ballerino.

Poi succede che un pomeriggio, mentre sei sdraiato sul divano a leggere svogliatamente un romanzo poco avvincente, il piccolo di sua sponte si avvicina alla cesta dei giochi.

Tira fuori la palla di pezza dell’Ikea. Quella che Violante non ha mai considerato.

La posiziona accuratamente per terra.

Trattieni il respiro e speri si allontani per sempre.

In effetti lui fa qualche passo indietro. E’ spaventato, pensi.

Invece no, è una rincorsa. Calcia di destro.

La palla corre via pulita, rotola rotonda, disegna una traettoria leggiadra.

Lui ride. Tu ti metti immediatamente a sedere e non dici nulla.

Passi le mani tra i capelli e deglutisci a fatica.

Con i suoi passi veloci ma ancora incerti, raggiunge la palla.

La riposiziona. Breve rincorsa. Calcia di sinistro, questa volta.

Ti alzi in piedi.

Hai visto? Hai visto Filippo?

No. Quale parola ha imparato?

Appena dici ‘non-ci-crederai-mai’, Lei è già in salotto che schiuma di curiosità.

Tu hai gli occhi lucidi. Lei ti guarda con dolcezza.

Non ci crederai mai che facilità di calcio che ha nostro figlio.

E’ coordinato, lascia andare bene la gamba, è perfettamente piegato in avanti mentre tira.

Mentre Lei ti sfancula, tu pensi a quello che hai appena visto.

Certo non vuol dire che sia un fenomeno, ma magari può diventare un ottimo giocatore.

Cioè quello che non sei stato tu e il perché lo capisci ogni giovedì sera (al campo di calcetto).

Sì, non devi trasferire su di lui quello che avresti voluto essere o fare tu.

È sbagliato. Dovrà seguire le sue passioni.

Se il papà di Agassi avesse ragionato così, non avremmo avuto Agassi.

Vabbè, c’è una sana via di mezzo.

Lui vedrà che ti piace il calcio e se son rose fioriranno.

Però se poi fioriscono?

Insomma la possibilità è giusto che ce l’abbia.

Se sfonda, lasci il lavoro.

Già ti vedi a trattare con Galliani.

Anzi, meglio mettere le mani avanti.

Tu che sai tutto, esistono corsi di spagnolo per bambini di due anni?

Non penso, però mi informo. Carino da parte tua.

Nel vederti sorridere compiaciuto, arriva il suo perentorio ‘perché-me-lo-hai-chiesto’

Filippo è da Real Madrid.

Seconda sfanculata.

Ma non lo senti, al Santiago Benrnabeu c’è confusione.

papaconl

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