Le tende mosse dal vento

E se avesse ragione lei, che le cose possono chiamarsi con un nome diverso da quello che abbiamo in testa.

Un nome che magari usiamo per chiamare altro.

Invece no, ci accontentiamo di usare sempre le stesse parole perché abbiamo fretta di etichettare sempre tutto e poi pensare ad altro.

Ci accontentiamo di usare sempre le stesse parole perché abbiamo bisogno di certezze.

E allora passiamo una vita a dare le stesse definizioni alle cose, alle persone, alle situazioni, ma non ci accorgiamo che definire in qualche modo vuol dire preparare la fine.

De-finire, appunto.

Finisce che a forza di usare le solite parole un giudizio abortisce in un pregiudizio, un concetto muore nel preconcetto, un credo diventa scaramanzia.

Le cose che non definiamo, invece, rimangono sospese. Galleggiano.

Si insinuano. Entrano sotto la pelle. Ci tengono svegli.

Le cose non definite sono vive.

E magari, se imparassimo a praticare il dubbio, ci sentiremmo un po’ più vivi anche noi.

Ma ci vuole fantasia.

Troppa.

Ce l’ha portata via chi vuole venderci le cose facili, il te lo spiego io come si fa, quelli che la verità ce l’hanno in fondo alle tasche, vicino alle mutande sporche.

Ci vuole tempo.

Troppo.

Ce l’ha portato via chi ci dice che è tardi, sempre tardi.

Bisogna fare tutto in fretta, per poi rimanere immobili nel traffico.

Ha ragione lei, è impossibile imparare ciò che pensiamo di sapere già.

Papà, non chiudere la finestra anche se è freddo. Così dentro riesco a toccare il vento dentro le tende.

papaconl

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