La tristezza ha il sonno leggero

C’è che se pensi a stare bene, se pensi alla tua di felicità, se pensi che la cosa migliore da fare è quella che ti fa stare meglio, spesso ti catalogano come matto, folle, strano.

Come Flor. Come zio Vittorio. Come Valerio.

Perché vivere solo per l’istante che hai davanti al naso in fondo è quasi amorale. Perché vuol dire che non provi sensi di colpa per gli errori che hai fatto. Vuol dire che te ne freghi dei torti subiti.

Bisogna essere matti, in effetti.

O forse solo coraggiosi.

Bisogna avere coraggio per dare voce al formicolio che avverti in fondo alla pancia quando la tua vita prende una piega nuova ed inaspettata.

Bisogna avere coraggio per saper vedere delle opportunità dopo che il tuo mondo è appena crollato.

Bisogna avere coraggio per saltare in groppa alla vita che cambia.

Molto più facile trovare i colpevoli.

Colpa di mio padre, così assente e taciturno. È colpa sua se non ho autostima.

Colpa di mia madre, così pressante e decisionista. È colpa sua se non ho personalità.

Molto più comodo starsene nel dolore, perché è sempre una buona scusa per giustificare i fallimenti.

Molto più comodo stare immobili a leccarsi le ferite, sperando (ma non volendo forse) che si rimarginino.

Molto più comodo pensare che la sofferenza fortifica. E invece quella, mentre ti toglie il sonno e ti riempie la pancia di ansiolitici, ti scava sempre di più.

Diventi vuoto se non sai vivere.

Diventi vuoto se non sai guardare avanti dopo aver accettato il passato.

Rimani irrimediabilmente vuoto se non sai perdonare.

Chiedete a Erri.

La tristezza ha il sonno leggero, Lorenzo Marone

papaconl

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