Dal docu-fiction al ritorno alla (docu)realtà: tutto quello che non è cambiato

 

 

E’ evaporato tutto in un nuvola rossa, direbbe il tale.

Se non tutto, tanto.

Sì perché partecipare al programma Chiedi a Papà, è stata un’esperienza intensa e utile, ma con fisiologici limiti di ir-reality.

Forse è stato più un esperimento che un’esperienza.

E’ vero che tutto il peso della famiglia è stato sulle mie spalle (per cinque, infiniti, giorni).

E’ vero che ho dovuto ragionare da mamma in certe cose, è vero che in altre ho fatto addirittura meglio.

Poi, però, la mamma volente, ma soprattutto nolente, torna.

E quindi, un po’ per pigrizia un po’ per forza, ritornano anche ai vecchi meccanismi.

Io porto Filippo all’asilo, lei porta Violante a scuola.

Io rientro alle 18.30 da lavoro e lei si smazza i figli tutto il pomeriggio.

Corso di circo, break dance, musica, compleanni, inviti dagli amichetti.

Certo si fanno mancare poco, ma meglio bambini spolpati (così vanno a letto subito) piuttosto che annoiati (con lagna insopportabile fino a tarda notte).

E’ evaporata anche quell’aurea di rilassatezza della mamma.

Quasi subito, in verità. Forse alla prima goccia fuori posto nel cesso.

E quindi, quasi subito, siamo tornati agli ordini strillati (a me) , alle minacce sputacchiate di efferate punizioni (poi poco applicate), con gli occhi fuori dalle orbite che nemmeno Max Gazzè e la nervatura intostata e grossa come pali Innocenti.

Hai voluto fare il figo in tv e adesso te ne fotti come prima.

Non me ne fotto, ribatto.

E mi verrebbe da dire che, purtroppo, ci sono dei ruoli non scritti.

Ma se pronuncio per sbaglio la parola ruolo, la mamma sbotta.

Non figurativamente, s’incazza proprio.

A volte la testo, come si fa con le bombe nucleari, e dico (un po’ ad minchiam ,mentre è distratta): ruolo.

La mamma attacca con un comizio sulla parità di genere.

Le dico che sto scherzando e sorrido. Ma ci sarebbe da piangere.

Perché abbiamo ruoli un po’ preconfezionati dalla società. L’uomo rimane per più tempo al lavoro, ma è la donna che, in genere, lavora di più.

Però l’uomo guadagna mediamente di più e quindi è la donna che, anche per ragioni economiche, deve rinunciare al suo tempo e, perché no, alle sue ambizioni.

E tutto peggiora se declinato all’interno di una famiglia con figli.

Ecco, questa consapevolezza, non è evaporata. Anzi si è rafforzata.

E’ sufficiente? E’ abbastanza per andare a letto senza una ciabatta tirata dietro?

No, di sicuro, ma intanto è qualcosa.

Di sicuro non è una nuvola rossa.

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papaconl

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